La Banda che sta stretta all’Italia. La velocità di connessione in Europa e gli obiettivi dell’Agenda Digitale 2020

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Un’indagine svolta da La Stampa descrive ciò che la maggioranza degli italiani verifica più volte nel corso della giornata, in una miriade di situazioni. Spostarsi in macchina o in treno significa trovarsi in luoghi o situazioni in cui la linea cade, interrompendo lo scambio di informazioni. Ad esempio, uscire dall’aeroporto di Malpensa diretti verso Torino, significa percorrere un’autostrada con dei sottopassaggi nei quali la linea è del tutto assente così come avviene sotto i tunnel che collegano la Liguria al Piemonte, o Firenze a Bologna, dove i black out sono continui. I treni offrono accessi online che funzionano in modo irregolare, mentre nelle strade e nei parchi di grandi città il Wi-Fi quasi sempre non c’è.

Qual è la velocità di connessione dell’Italia?

L’Italia, complessivamente, naviga quattro volte più lenta della Corea del Sud, leader mondiale della velocità di connessione. Su 28 Paesi dell’Ue l’Italia è al 25° posto dell’indice europeo di digitalizzazione (Desi). Mentre in Corea del Sud la velocità media di connessione è di 20,5 megabit, e in Svezia, leader europeo, è di 17,4 mega, gli italiani sono fermi a 5,4 mega. In Italia il servizio universale garantito per legge è fermo al doppino di rame collegato al modem. Per questo l’Autorità garante nelle comunicazioni chiede un salto tecnologico nella qualità minima dei servizi di accesso a internet. In Italia ci sono le condizioni per passare dai 56K ad almeno 2 mega, cioè il minimo necessario per parlare di Adsl, un sistema di connessione che oggi è preistoria. In Italia si discute ancora di “accesso efficace” alla Rete, mentre ci sono Paesi come la Finlandia che dal 2010 garantiscono un megabit gratuito a ogni cittadino, nella convinzione che Internet sia un bene pubblico necessario. Per intenderci: 56K è la banda stretta. Con l’Adsl si entra nella banda larga che domina l’Italia. Il mondo è proiettato ormai verso la banda ultra larga, cioè una velocità che va da un 30 mega in su, più facile da ottenere grazie alla fibra ottica. La copertura di banda ultra larga (superiore a 30 mega) è ferma al 44% contro una media Ue del 71%. Quella a 100 mega è inchiodata al 10,2% contro l’85% richiesto dall’Europa entro il 2020. Gli italiani che hanno abbonamenti sopra i 30 mega sono il 5,4% (il 30% nell’Ue).

Per spiegare il clamoroso ritardo di sviluppo della rete dell’Italia è necessario risalire a 50 anni fa, periodo in cui c’era il monopolio di Telecom: quando il rame sembrava la miglior soluzione, l’azienda investì in rame. Ma quando si incominciò a parlare di fibra ottica, rimase sempre al rame. Sicuramente una delle migliori reti in rame al mondo, ma poco importa quando le performance più efficaci ormai viaggiano su fibra. Il governo ha, infatti, affidato a Enel il compito di portare la fibra nelle case degli italiani per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda europea 2020. Il piano strategico del governo divide l’Italia in quattro zone, definite cluster: A e B sono le più remunerative, seguite da C e D che sono le “aree bianche” dove è necessario l’intervento pubblico. Il governo vuole partire da quest’ultime con 3 miliardi di stanziamento. L’obiettivo è arrivare con la fibra a casa, l’unica che permette di andare anche molto oltre i 100 mega: è la Ftth (Fiber to the home) che garantisce velocità di connessione più alta rispetto alla Fttc (Fiber to the cabinet) che porta la fibra fino a circa 300 metri dall’abitazione per poi proseguire con il rame. Enel, sostenuta dal governo, dice di essere in grado di portare a costi ridotti la fibra in casa, attraverso la posa aerea e la sostituzione di 32 milioni di contatori elettrici.

 

In un Paese dove, secondo il Desi, il 37% della popolazione non usa Internet, parlare di internet è come costruire autostrade mentre i cittadini non hanno la patente. Ma è proprio il governo che ha un livello di digitalizzazione (e-governement) basso. Un esempio è l’e-procurement, cioè l’acquisto dei beni e servizi via web che sfoltirebbe molti costi ma che ancora non supera il 10%. Il Sistema di identità digitale (Spid, password per l’suo dei servizi pubblici) va ancora a rilento e rischia di creare ulteriori discriminazioni: avremo cittadini che potranno esercitare i propri diritti per via telematica e altri no, a causa del gap tecnologico, allargando ancora di più il digital divide, che in media si attesta al 3,1%.

Il dato nazionale, però, non si riflette con omogeneità anche nelle singole regioni del paese. Per esempio, nella regione del Molise, il digital divide arriva addirittura al 13,4%. Trattasi di un caso estremo, tuttavia il problema del non accesso alla banda larga riguarda molte regioni anche del nord Italia. Per esempio, in Friuli Venezia Giulia il digital divide colpisce l’8,4% degli abitanti della regione.

La percentuale di popolazione che in Italia è raggiunta da servizi di accesso a banda ultra larga con velocità di connessione nominali di 30 Mbps è pari al 22,3%. Anche in questo caso, il dato nazionale non si riflette con omogeneità nelle singole regioni italiane. Le regioni del Sud sono più avanti sulla banda ultra larga perché hanno usato i fondi comunitari 2007-2013. Altra cosa, invece, sono le connessioni effettive, quasi nulle: ci vorrebbero, infatti, sistemi di incentivi per poveri, studenti, malati e disoccupati.

Dal turismo alla telemedicina, il futuro dell’economia passa dalla fibra. Secondo la Commissione Ue e la Banca Mondiale, a un aumento del 10% di penetrazione della banda larga corrisponde un punto e mezzo di Pil.

 

 

Ma la fibra è vera fibra?
In Italia dal 2012 esiste un software di Agcom (Misura Internet), che certifica la reale qualità della connessione rispetto al servizio acquistato e permette di recedere senza penale.
Realizzato dall’Autorità, in collaborazione con la Fondazione Ugo Bordoni e l’Istituto superiore delle comunicazioni, il progetto consente agli utenti di valutare autonomamente, attraverso un software gratuito, la reale qualità dell’accesso ad Internet in banda larga da postazione fissa.
Il software Ne.Me.Sys. (Network Measurement System) consente di verificare che i valori misurati sulla propria linea telefonica siano effettivamente rispondenti a quelli dichiarati e promessi dall’operatore nell’offerta contrattuale sottoscritta. Nel caso l’utente rilevi valori peggiori rispetto a quelli garantiti dall’operatore, il risultato di tale misura costituisce prova di inadempienza contrattuale e può, quindi, essere utilizzato per proporre un reclamo e richiedere il ripristino degli standard minimi garantiti ovvero per esigere il recesso senza costi dal contratto.
Installato il software, il sistema inizierà automaticamente le misurazioni. Si tratta in totale di 24 misure ricadenti in una specifica fascia oraria. Nel caso in cui nell’arco delle 24 ore seguenti all’avvio dei test, non fossero completate tutte le 24 misurazioni, il software provvederà ad effettuare quelle mancanti nei due giorni successivi. Al completamento del test, all’utente sarà rilasciato un pdf certificato con i risultati delle misurazioni effettuate.
Su 50 mila casi l’80% di misurazione ha attestato la violazione del contratto.
La sfida della fibra servirà anche a far chiarezza sulle offerte commerciali proposte dalle compagnie telefoniche. Tim smart fibra, Wind absolute fibra, Ultra fibra di Fastweb. C’è stato un palese abuso del termine “fibra” nelle campagne pubblicitarie, nonostante la tecnologia sia ibrida e poggi ancora sul rame, come un maglione viene venduto in cashmere ma per metà è di poliestere. Nelle condizioni di contratto si specifica che la fibra è fino al cabinet, (una cabina esterna molto vicina alla sede dell’utente o al successivo armadio distributore), ma guardando la pubblicità in tv sembra che la fibra arrivi ovunque fino a casa.


InQUADRA la Soluzione

QUADRA Sistemi ha voluto certificare e migliorare la qualità della connessione per aumentare l’efficienza dei suoi servizi, affidandosi all’esperienza di PRESGold Partner di Cisco per una migliore offerta dei suoi servizi. L’investimento è stato fatto per dare più spazio allo sviluppo della Service Farm adatta ad affiancare quelle esistenti e sostenere le esigenze di crescita future.
Grazie ad un’architettura che permette di gestire una enorme e crescente mole di dati, in modo cost-effective, sicuro e altamente performante, la soluzione è in grado di sostenere i crescenti carichi di lavoro, di ridurre la complessità e di migliorare le procedure di backup e disaster recovery, una soluzione capace di offrire un livello di servizio superiore, ottimizzare i costi, migliorare la gestione e garantire sicurezza.
QUADRA Sistemi, potendo contare sulla velocità e la sicurezza della sua connessione, ha scelto il Cloud quale unica forma di erogazione dei servizi, che funziona nel medesimo modo dei sistemi in locale, con l’indiscutibile vantaggio per l’utente di non dover avere specifici hardware, installare software e aggiornarsi sui cambiamenti funzionali e normativi, per rendere i clienti di QUADRA liberi da qualsiasi vincolo ed onere di gestione sistemistica. Ognuno di questi, infatti, ha tutti i suoi programmi e i suoi dati ospitati e protetti nella server farm di QUADRA. La server farm che ospita i dati degli utenti è certificata ISO 27001, a garanzia di sicurezza di accesso ai dati di riservatezza e continuità del servizio.
La sicurezza è un elemento centrale per poter essere credibili come fornitori di software e servizi. Significa anche preoccuparsi che nella nuvola, cioè nel cloud, ognuno veda solo i suoi dati e dotarsi di sistemi intelligenti e proattivi per la gestione di picchi di utilizzo del server.
La tecnologia Cisco Nexus permette a QUADRA Sistemi di poter gestire il network a 10 Gbps (Gigabit per secondo).

Grazie alle soluzioni di sicurezza Cisco, è stato introdotto un secondo livello di sicurezza nel data center e le nuove funzionalità di Next Generation Firewall per la protezione perimetrale utilizzando ASA con servizi FirePOWER.

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